Mourinho non tornerà
La panchina del Benfica e il desiderio mai nascosto di guidare la nazionale portoghese chiudono le porte al ritorno a Milano
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Josè Mourinho è tornato a casa, in quel Benfica dove iniziò la sua straordinaria carriera 25 anni fa. Probabilmente sarà l’ultimo grande club in cui lo vedremo allenare perchè il suo sogno, neppure tanto segreto, è quello di diventare ct del Portogallo. Si chiudono così le porte per un romantico ritorno a Milano, ritorno già sfumato in un paio di occasioni per colpa di Marotta.
(foto tratta dal sito ufficiale del Benfica)
Mourinho è tornato a casa.
No, non a Milano, non all’Inter, la sua prima e in fondo unica casa italiana perchè ci si ricorda di quando si era giovani, bravi e belli e non di quando, ingrassati e con i capelli bianchi, si tira a campare mentendo, innanzitutto a se stessi, che nulla sia cambiato.
Josè è stato presentato ieri dal presidente Rui Costa come nuovo allenatore del Benfica fino al 2027 (con opzione fino al 2028) esattamente 25 anni dopo la sua prima volta quando fu chiamato dal dirigente Eladio Parames per sostituire l’esonerato Jupp Heynckes. Durò poco, appena nove partite, con una unica vittoria prestigiosa contro lo Sporting Lisbona prima di dimettersi per il cambio di presidenza del club.
Eppure l’ex assistente di Robson e Van Gaal, a cui il maestro inglese e il santone olandese si erano affidati ciecamente negli anni precedenti per il lavoro sul campo e soprattutto per l’organizzazione difensiva, aveva capacità, carisma ed egocentrismo senza pari. Tanto che, un anno e mezzo dopo, si sarebbe seduto sulla panchina del Porto dove avrebbe spiccato il volo verso l’Olimpo e anche oltre.
Questo Mourinho non ha quasi più nulla dello Special One, se non l’innata capacità di blandire i propri tifosi, caricare al massimo, oltre il necessario, i suoi giocatori e inventarsi polemiche che sfociano in guerre verbalmente violente contro arbitri, giornalisti e avversari.
Un fine psicologo, un capopolo incendiario, un istigatore e un manipolatore di primissimo ordine, ma sempre meno stratega e vincente, ossia gli altri due capisaldi della sua religione che per un lunghissimo periodo ha avuto adepti e fanatici in ogni luogo del mondo.
LA SUA AVVENTURA AL FENERBAHCE
Nella sua ultima esperienza, al Fenerbahce in Turchia, non è riuscito a scalfire l’egemonia del Galatasaray e a qualificarsi in Champions League, estromesso nei preliminari poche settimane fa proprio da quel Benfica che ora va a guidare dopo l’esonero di Bruno Lage. Nonostante grandi investimenti e grandi aspettative, non ci è andato neppure vicino a quello scudetto che da queste parti manca dal 2014 e la buona campagna europea non è bastata per non incrinare il rapporto con la proprietà.
Di JM resterà ben altro: il pc posto davanti alla telecamera televisiva con il fermo immagine che certificare l’errore arbitrale su un fuorigioco, le provocazioni ai tifosi del Trabzonspor, i post su Instagram per dimostrare i favori al Galatasaray che stimoleranno le piccate risposte di Icardi e di Okan Buruk, la squalifica per 4 giornate e le accuse di razzismo per aver detto che sulla panchina del Gala saltano come scimmie.
Non si è fatto mancare nulla come da buona tradizione e si è pure portato a casa, al momento dell’esonero, 15 milioni di euro per lui e per il suo staff più il pagamento del suo soggiorno in un hotel 5 stelle sul Bosforo dove ha vissuto per un intero anno.
I SUOI RICCHI ESONERI
In qualche modo si parla sempre di lui e, se non è più per i trofei (sebbene a Roma sia stato portato in trionfo per una coppa di serie C come la Conference), non può che essere per le sue geniali e divertenti (per chi li vive da esterno) sceneggiate e per le sue ricchissime buonuscite.
La Gazzetta dello Sport ha fatto un calcolo di quanto il portoghese, abbia guadagnato dai suoi fallimenti o, più prosaicamente, dalle interruzioni dei suoi rapporti personali:
31 milioni dal Chelsea (nelle sue due avventure con i Blues);
20 milioni dal Real Madrid;
23 milioni dal Manchester United;
17 milioni dal Tottenham;
3 milioni dalla Roma;
15 milioni dal Fenerbahce.
Chi lo mette sotto contratto deve quindi mettere in conto, anche in caso di esonero, di dovergli versare la quasi totalità dell’ingaggio che gli è garantito dai contratti fino alla scadenza. Josè non fa sconti a nessuno, non solo agli avversari.
RITORNO ALL’INTER
Forse anche questo aspetto è stato considerato quando Giuseppe Marotta ha pensato a lui quando doveva cercare un nuovo tecnico per l’Inter.
E’ vero, il presidente nerazzurro non ama le minestre riscaldate e in generale neppure gli allenatori ingombranti che creano un clima di odio nei confronti della propria squadra e lanciano frecciatine e richieste alla società attraverso i media.
Non c’è mai stato un momento in cui il suo ritorno è stato realmente vicino, ma nel novero dei candidati c’è sempre stato. Fin dal 2019 quando Spalletti conquista sul filo di lana dell’ultima giornata il quarto posto che, dopo le note vicende con Icardi, non basta per la riconferma. Marotta già ha lavorato con successo alla Juve con Conte, nei mesi precedenti intercettato dai giornalisti a Milano, ma pure Josè è libero dopo la fine a dicembre della sua avventura al Manchester United.
Suning vuole vincere e per vincere serve un grande tecnico.
Josè si rende disponibile una prima volta al ritorno, la scelta tuttavia cade su chi non si deve confrontare con un passato di successo in nerazzurro. Il rapporto con Antonio peggiora velocemente, tanto che già nell’estate del 2020 solo la mediazione di Zhang impedirà che il rapporto si concluda dopo la finale di Europa League persa contro il Siviglia.
L’era Conte si chiude con lo scudetto vinto e la preannunciata cessione di Hakimi, oltre a quella di uno tra Lautaro e Lukaku entro i successivi 12 mesi. Mou è nuovamente a spasso, il Tottenham lo ha cacciato e manda tramite intermediari messaggi precisi, però, in rigorosa lista di preferenza, Allegri, Inzaghi e il povero Mihajlovic lo precedono. Max ha già dato la sua parola alla Juve e così tocca a Simone rimangiarsi la sua con Lotito per salire sul treno nerazzurro lanciato in corsa verso stagioni difficili per la questione economica ma da vivere con una squadra competitiva.
Quattro anni di grandi gioie e dolorose delusioni, tra cui l’ultima sportivamente drammatica contro il Psg, si interrompono bruscamente con la partenza del Re Mida piacentino verso la ricchissima Arabia e l’Inter si fa trovare impreparata dalla scelta, tutt’altro che imprevedibile e imprevista.
Il fondo americano Oaktree, nel frattempo subentrato a Suning, vuole ora un allenatore giovane, con idee innovative e in pole position c’è Fabregas con cui la dirigenza parla da almeno sei mesi. Non aveva fatto i conti con l’intransigenza della proprietà indonesiana che sbarra la strada allo spagnolo, chiedendo provocatoriamente 20 milioni per liberarlo. In quel momento, secondo una ricostruzione di Repubblica, l’Inter ripensa a Josè che però si è nel frattempo accasato al Fenerbahce. Liberarsi è impossibile, sono previste penali così rilevanti da scongiurare qualsiasi desiderio di fuga.
AL POSTO DI CHIVU
Si arriva al presente, con Chivu, ex allievo del portoghese proprio a Milano, nominato allenatore tra lo scetticismo generale, anche degli stessi calciatori, e un inizio di stagione in salita con due sconfitte nelle prime tre uscite in campionato. Pure Mou non se la passa bene e l’eliminazione dal preliminare della Champions fa precipitare le cose.
Tornano le voci, le agenzie di scommesse danno al 38% la probabilità di un ritorno a Milano, ma neppure stavolta nulla si muove dal capoluogo lombardo e arriva la proposta del Benfica che coglie al volo, appena pochi giorni dopo essere stato a vedere il Porto ed aver ricevuto una ovazione dai suoi ex tifosi.
Poteva essere il jolly che Marotta avrebbe estratto dal mazzo per evitare il fallimento della stagione, restituire entusiasmo all’ambiente e mettere i giocatori di fronte alle proprie responsabilità. Nessun tifoso se la sarebbe mai presa con Mou che gode di un credito pressochè infinito a Milano e quindi sarebbero stati costretti a seguirlo senza remore, a buttarsi nel fuoco per lui perchè diversamente sarebbero stati loro ad essere bruciati.
Abbiamo spesso parlato dell’aspetto psicologico e motivazionale come il più importante per superare le scorie della notte di Monaco e per trovare una nuova alchimia che permetta di salutare buona parte di questo gruppo con una vittoria prestigiosa come potrebbe essere lo scudetto.
Josè non avrebbe dovuto plasmare una Inter che ha già una sua identità, che ha già dimostrato di poter vincere, ma solo saperne gestire gli alti e bassi, blandirla, difenderla dagli attacchi esterni e puntare il dito contro nemici che non avrebbe fatto fatica a individuare e inventarsi.
Avrei corso il rischio di rovinare un ricordo, come già accaduto in parte per Mancini, solo perchè non c’è nessun altro libero sul mercato che potesse dare garanzie migliori di conoscenza di queste dinamiche, in virtù della sua esperienza.
Non lo avrei mai voluto a giugno, ma a ottobre/novembre non avrei avuto alcun dubbio. E chissà se stavolta se ne sarebbe convinto anche Marotta e soprattutto una proprietà restia a concedere grandi ingaggi, grande autonomia e a battere vecchie strade.
CONCLUSIONE
Mou, arrivato in Ferrari nel primo giorno di lavoro, è sempre lui.
Ha già dichiarato che in nessun altro posto si è mai trovato così e che ora è meno egocentrico e pensa esclusivamente a dare gioia agli altri, ai suoi tifosi. Ha anche avuto modo di ricordare di essere tornato in un club che è al suo livello, ossia che vuol vincere e giocare la Champions da protagonista, a differenza di dove si trovava solo un mesetto fa. Dimenticando che in Turchia era Lui che doveva portare i tituli.
Lo si ama e si detesta per tutto questo, anche con i capelli bianchi e quell’aura da Special One ormai sbiadita.
Tornare a Milano sarebbe stato un errore, ma un errore di quelli che nel bene e nel male ricorderai per sempre. In fondo non è invecchiato solo lui, ma anche noi che nel 2010 piangevamo per aver appena scoperto la massima felicità che un tifoso dell’Inter potesse mai provare.
Vederlo salire sull’auto di Florentino Perez ci aveva riportato bruscamente alla realtà, toccare il Paradiso spesso è una gioia intensa ma breve, effimera. Meritavamo una ultima immagine della storia nerazzurra di Mourinho diversa e solo per colpa (o merito) di Marotta e del destino non ce l’avremo.
3 Segnalazioni
Non riusciremo mai a liberarci di Mourinho.
Beretta e Ferdico a processo per l’omicidio Boiocchi.
Breve storia dei gol alla Del Piero .
2 Dichiarazioni
“Abbiamo tutti l’amaro in bocca. Ho preparato la partita vista nei primi 20 minuti e l’espulsione l’ha cambiata. Giusta? Non lo so, non l’ho nemmeno vista. In quei 20 minuti però ho visto un grande atteggiamento e loro avrebbero trovato molte difficoltà. Cambiare De Bruyne? Il diavolo ci mette la coda, era l’unica cosa che potessi fare in quel momento. Non è dispiaciuto solo al ragazzo, a cui abbiamo tolto la soddisfazione di giocare nel suo vecchio stadio, ma soprattutto a me che mi sono dovuto privare di un giocatore come lui”. Antonio Conte
"Cercavo un progetto come questo, qui tutti credono in me: è stata una scelta facile, anche se gli ultimi giorni di mercato sono stati stressanti. Sono tifoso nerazzurro, giocare con quella maglia è stato incredibile: abbiamo vinto lo scudetto della seconda stella, sono cresciuto anche come uomo e adesso voglio essere con i giovani del Toro ciò che sono stati Calhanoglu e Barella con me, due esempi dentro e fuori dal campo” Asllani
1 Foto/Video
( Mourinho e Rui Costa insieme)
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Il ritorno di Mou, secondo me, poteva essere la scossa giusta per risvegliare questi giocatori. Come dici tu, la squadra è praticamente la stessa da diversi anni e non serviva tanto la tattica, quanto un lavoro psicologico. Anche se fosse durato solo fino a giugno, sarebbe andato bene se ci avesse permesso di arrivare tra le prime quattro. Ora, nel bene o nel male, dobbiamo affidarci a Chivu, perché la situazione allenatori è tornata ad essere quella desolante di giugno.
io non credo granché al gran muro del Como... mi è sembrata più una scusa di Fabregas che non vuole abbandonare i lariani e la sua munifica proprietà (dove può fare mercati da 100 e passa milioni e fare anche lo scienziato pazzo senza la pressione dei risultati? chiamalo fesso...)