Allegri all'Inter
In poche settimane ha trasformato il Milan in una squadra, ma cosa avrebbe fatto all'Inter?
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Il Milan ha battuto il Napoli nello scontro diretto della quinta giornata e l’ha raggiunto in classifica al termine di una partita in cui ha giocato bene nel primo tempo e ha resistito alla reazione dei campioni d’Italia nella ripresa, difendendosi con ordine e carattere nonostante l’inferiorità numerica. Se in estate Marotta avesse puntato su di lui, l’Inter ora sarebbe la favorita per lo scudetto?
(tratta da Quotidiano sportivo)
Massimiliano Allegri è tornato e con lui pure il Milan che fa capolino in testa alla classifica, seppur non da solo, dopo oltre due anni. I disastri compiuti da Fonseca e Conceicao in campo e nello spogliatoio sembrano lontani anni luce, a dimostrazione che in questa serie A basta azzeccare il nome dell’allenatore e mettere a segno due, tre buoni colpi di mercato per scalare rapidamente le gerarchie.
Il merito principale dell’ex tecnico della Juve è stato quello di aver già costruito una squadra, che ha una organizzazione difensiva degna di questo nome e si muove nelle due fasi in maniera lucida e compatta, dando l’impressione di saper sempre cosa fare.
Nel primo tempo ha capito alla perfezione come infilare il Napoli che tutto sembrava tranne una squadra di Conte perchè pressava scriteriatamente alta, gestiva il pallone lentamente e lasciava ampi spazi per il contropiede. In uno di questo Pulisic saltava facilmente il debuttante Marianucci e metteva in mezzo per un assaltatore di qualità come Saelemakers che faceva esplodere San Siro dopo pochi minuti. Uno schema ripetuto altre volte e che ha portato prima Fofana e poi ancora l’americano a ritrovarsi a tu per tu con Meret, trovando il raddoppio che è sembrato a tutti inevitabile.
Sconcertante la fragilità dei campioni d’Italia, imbattuti da febbraio, sicuramente per colpa delle assenze dei quattro titolari della linea difensiva, ma anche per scelte, come aver risparmiato Beukema per la Champions, aver tolto i titolari davanti nel momento clou o aver impostato una partita di possesso e pressione che non è nelle corde di questa squadra, più a suo agio quando si tratta di contenere e attaccare a folate con gli inserimenti di McTominay e Anguissa.
La mente mi è tornata ai primi mesi del secondo anno nerazzurro in cui Antonio si godeva il percorso cercando un gioco di dominio e offensivo che non dava equilibrio alla squadra. La prematura e vergognosa eliminazione nel girone di Champions lo ha costretto a virare su un 352 molto più adatto alla rosa a disposizione, costruendo le premesse per la cavalcata tricolore. Sarà difficile che con la nuova formula della competizione europea il Napoli esca subito, anche per non far arrabbiare De Laurentiis che ha investito un centinaio di milioni per allungare il roster e permettere al mister di avere quasi due squadre per gestire al meglio il turnover. Non saranno i nuovi migliori dei vecchi titolari, ma di certo non sono così inferiori.
Conte ha ottenuto una reazione veemente nel secondo tempo, schiacciando i rossoneri anche prima del rigore, ma la manovra non mi è sembrata mai così avvolgente e veloce da mettere in difficoltà una linea composta per lunghi tratti, è bene ricordarlo, da elementi come Tomori, Gabbia, Pavlovic come centrali e Bartesaghi e Atekhame esterni. Gli interisti che si lamentano di Bastoni e compagnia dovrebbero stare zitti e guardare più spesso il giardino dei rivali.
La differenza l’hanno fatta Modric e Rabiot, bravissimi a leggere le linee di passaggio e a mantenere lucidità, fungendo da punti di riferimento in campo per i compagni. Probabilmente senza due leader come loro il fortino non avrebbe retto (neppure Leao è stato utile), tuttavia molto merito va dato all’organizzazione difensiva data dal mister dopo la scoppola alla prima partita contro la Cremonese. La difesa a 3, tanto criticata e senza grandi interpreti in campo e in panchina, ha fatto la differenza nell’occupazione degli spazi e nel posizionamento, ma è evidente come il gruppo creda in quello che sta facendo e si stia compattando, dando l’impressione di credere di poter fare una stagione di vertice.
Nonostante non sia la squadra più forte come non lo era il Napoli 12 mesi or sono, potendo però beneficiare di un solo impegno a settimana e di una voglia di riscatto evidente. Tare ha rivoluzionato la rosa, eppure ieri di nuovi dall’inizio ne sono stati schierati tre e mezzo: l’ex Madrid, l’ex Marsiglia, il rientrante belga dal prestito alla Roma nonchè il disattento e dannoso ecuadoriano Estupinan che a Theo non può neppure allacciare gli scarpini. In attesa del costosissimo Jashari, l’erede di Reijnders, che faticherà a ritagliarsi un posto stabile in una mediana così efficace.
Abbiamo già visto cosa Allegri sta facendo al Milan, mi chiedevo cosa avrebbe potuto fare all’Inter se Marotta, suo estimatore da sempre, avesse avuto l’input della proprietà per farne l’erede di Inzaghi, in considerazione del fatto che il rapporto con Simone stava scricchiolando ben prima del finale di stagione.
Perchè un Marotta senza il 2% delle azioni e con la totale autonomia operativa dell’era Zhang non avrebbe pensato a Fabregas e tantomeno a Chivu, Vieira o allo stesso De Zerbi per avere una scossa e continuare, anzi riprendere a vincere. Il presidente nerazzurro tendenzialmente è un conservatore, non fa salti nel vuoto e stravolgimenti nello status quo, non ho dubbi che senza lacci e lacciuoli di Oaktree avrebbe percorso senza esitazioni altre strade.
L’ORGANIZZAZIONE DIFENSIVA
Max sarebbe ripartito dalla difesa e dai troppi gol subiti. Lo ha fatto al Milan, lo avrebbe fatto da noi.
Non toccando la linea a 3 che già nel dopo Conte alla Juve confermò, nè probabilmente mettendo in dubbio le gerarchie (forse ridando motivazioni e motivi per restare anche a Pavard), neppure castrando Bastoni nelle sue sortite offensive perchè anche Pavlovic le fa.
Movimenti, chiusure, raddoppi e occupazione degli spazi, ma soprattutto restituendo certezze ai calciatori e chiedendo la massima applicazione, concentrazione in fase di non possesso. Quel che in più di una occasione è mancata. Spesso i calciatori mollano se non hanno quelle conoscenze e quella convinzione di potercela fare che deriva dalla quotidianità di Appiano.
Soprattutto lavorando sulla capacità di resistere agli attacchi altrui in momenti e situazioni di difficoltà. Come successo contro il Napoli e come all’Inter quest’anno è capitato contro la Juve e, in parte, contro l’Udinese. Fare quella corsa in più, interrompere quella linea di passaggio pericolosa e soffrire tutti insieme attorno ai due tre calciatori più rappresentativi.
Non mancano a Milano, nè sulla sponda rossonera, tantomeno in quella nerazzurra. Insistendo con la società se sul mercato si sarebbe palesata una occasione per migliorare davvero.
RABIOT
Quella occasione quest’anno si è palesata con Rabiot, suo fedelissimo alla Juve e diventato superfluo a Marsiglia, se non addirittura indesiderato dopo la sua lite con Rowe, sfruttata abilmente da Benatia per liberarsi di un ingaggio da 5m netti.
Allegri è un aziendalista, ha quasi sempre lavorato con quello che la società gli metteva a disposizione. Nella sua seconda avventura in bianconero ha anche accettato di svezzare molti elementi giovani provenienti provenienti dalla seconda squadra in serie C senza piangersi troppo addosso. Certamente non poteva ottenere risultati che infatti non sono arrivati, ma un posto in Champions e pure un trofeo come la coppa Italia sono stati portati a casa. In anni di vacche magrissime, in una epoca di cambiamenti continui, anche e soprattutto nella dirigenza, spesso senza una rotta chiara, Max non è mai andato alla deriva, sbottando solo a coppa in mano contro quel Giuntoli che per un anno intero gli ha remato contro.
Anche al Milan le sue richieste non sono state ascoltate.
De Winter dal Genoa come unico ricambio credibile in difesa, due esterni poco esperti e tutti da plasmare presi da Brighton e Young Boys non si possono chiamare rinforzi, mentre davanti, invece di un centravanti alla Vlahovic, gli hanno preso un centrocampista offensivo come Nkunku.
Ha spinto solo su Rabiot e i fatti gli hanno dato ragione perchè il francese ha passo, intensità, determinazione ed esperienza per cambiare la faccia di un reparto. immaginatelo ora al fianco di Calhanoglu e Barella: subiremmo le stesse ripartenze, faremmo così fatica a pressare i portatori di palla specialmente sul finale di partita? La risposta è scontata.
Si è sottovalutata all’Inter spesso la capacità di un tecnico di farsi accontentare dalla dirigenza in una sua necessità. L’ultimo a farcela è stato Conte, ma anche Spalletti riuscì a portare il suo protetto Nainggolan a Milano, ottenendo in cambio il gol decisivo per la qualificazione Champions. Inzaghi invece, se escludiamo Correa dopo la cessione di Lukaku e Acerbi in saldo, non è riuscito quasi mai a incidere sul mercato.
Sono abbastanza convinto che la proprietà sarebbe stata convinta da Marotta ed Ausilio di non investire una ventina di milioni sull’oggetto misterioso Doiuf e fare una eccezione ai rigidi paletti economici e anagrafici dettati da Oaktree e dai suoi rappresentanti per completare la squadra con Rabiot. Chivu non ha colpe se non ha lo status nè le vittorie del suo collega, però quel gap in termini di credibilità e vittorie potremmo pagarlo caro anche in questo ambito
L’ASPETTO MENTALE
La vittoria di Cagliari ci ha restituito un’Inter per larghi tratti ingiocabile.
Possesso prolungato, rotazioni continue a centrocampo, passaggi a uno due tocchi e, specialmente a sinistra, le triangolazioni tra Bastoni, Mkhitarjan e Carlos Augusto (poi Dimarco) decisive per le due reti. Quando i nerazzurri giocano con questa fluidità non hanno rivali nella costruzione e nel gioco e riescono pure a tenere lontani i pericoli dalla propria area.
Si è rivista la miglior Inter di Inzaghi, con qualche pressing orientato sull’uomo e qualche passaggio in verticale in più, senza esagerare.
Il vantaggio iniziale, unito all’incapacità degli avversari di pressare e ribaltare la situazione con una intensità e fisicità importanti, ci hanno permesso di restare nella nostra zona di comfort e di macinare azioni pericolose, specie nella ripresa, e mantenere il controllo del pallone e dei ritmi del match.
Il nostro problema è quando non riusciamo a sviluppare queste trame, per una condizione fisica o mentale scadente o perchè succedono imprevisti a cui non riusciamo ad opporre una reazione significativa. Le rimonte subite si spiegano anche così, non esiste una consapevolezza di potercela fare trovando nel proprio bagaglio nuove strade e risorse, anche caratteriali, diverse.
L’Inter ieri in inferiorità numerica non avrebbe retto contro il Napoli, il Billing della situazione si sarebbe materializzato in un Elmas o in un Lang. Non avremmo concesso solo conclusioni dalla distanza a cui Maignan ha risposto con bravura, ma senza aver compiuto miracoli.
Non è una questione di uomini perchè i nostri sono superiori a quelli dei cugini, solamente di conoscenze tattiche che si trasformano e si fondono con le sicurezze mentali. La compattezza prima di tutto, sempre e comunque.
CONCLUSIONE
Con Allegri sulla nostra panchina saremmo stati la squadra da battere in Italia, pur senza lo scudetto sul petto.
Max avrebbe toccato le corde giuste per tenere sotto pressione tutto l’ambiente, dai calciatori fino alla dirigenza, e ritrovare quella concretezza di pensiero prima ancora di azione che mancano in una Inter ancora troppo leziosa e poco resiliente.
Sebbene passi per un difensivista, non avrebbe modificato quella fluidità di manovra che è il tratto distintivo di questa squadra, l’avrebbe resa solamente meno esposta alle folate di vento avversarie improvvise che ci sono già costate troppi punti. E che in ottica scudetto fanno la differenza.
Con lui e con Rabiot, l’unico regalo da scartare per far alzare il livello di chi gli sta attorno.
L’Inter del post Monaco aveva bisogno di questo, non di un salto nel buio con un tecnico quasi esordiente, che dovrà imparare in fretta come si entra nella testa di questi campioni per convincerli a soffrire insieme e a non andare in panico quando il piano A non funziona.
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2 Dichiarazioni
““Io mi auguro che De Bruyne si sia mostrato contrariato per il cambio a causa del risultato, perché in caso contrario ha trovato la persona sbagliata”. Antonio Conte
“Abbiamo fatto una grande prestazione: il primo tempo è stato il migliore da quando sono qui e alla fine volevamo spingere ma non ci siamo riusciti. È stata una partita seria tra due squadra che giocano la Champions”. Igor Tudor
1 Foto/Video
( la furia di Allegri nel finale, Getty Images)
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L'articolo e' perfetto. Aggiungo qualche considerazione:
1) Da allenatore "di prestigio" e' molto meglio andare ad allenare una squadra con buoni giocatori ma "testa da ricostruire" perche' arrivata da un'annata deludente come era il Napoli dell'anno scorso o il Milan di quest'anno. Non hai le coppe, puoi iniziare la preparazione presto e i giocatori che l'anno prima hanno staccato la spina a marzo/aprile sono piu' freschi mentalmente. Prendere una squadra come l'Inter dopo Monaco e' MOLTO piu' difficile per me.
2) La differenza tra allenatori top (Allegri, Conte, forse Spalletti e cosi' via) e gli altri (Tudor, Chivu, Inzaghi), non e' tanto e non solo sulla bravura in campo ma soprattutto nel farsi comprare i giocatori che vogliono e che sono necessari per vincere. Conte, a cui volevano comprare un giovane Leao, si impose e pretese Lukaku e lotto' per lo scudetto due anni. Si rompe Lukaku al Napoli e gli prendono Hojlund, mica un Diouf dell'attacco. Chivu aveva chiesto tre giocatori, uno per reparto (anche cedendo Bisseck e Frattesi), e non gliene hanno preso neanche uno. Il tono e' "ringrazia il cielo che sei qui che altrimenti a quest'ora saresti a spasso"
3) Chivu sta facendo molto bene secondo me viste le macerie della stagione precedente. Pero' la rosa e' assemblata malissimo, l'acquisto di Diouf a fine Agosto non ha senso proprio per caratteristiche. Dovevamo vendere Frattesi e invece di Diouf prendere un Kone / Rabiot per permettere alla squadra di giocare in difesa senza subire troppo fisicamente. Malissimo Ausilio qui, perche' non ha saputo cedere giocatori che in teoria un mercato lo avrebbero ma che sono chiaramente delle seconde o terze scelte ora. A vendere Bastoni sono capace anche io.
Simone mi piacerebbe un articolo sulla cronica incapacita' di vendere. Se il Milan ha venduto molto bene Thiaw e Okafor, e la Juve si e' liberata di Nico Gonzales e Douglas Luiz, come mai l'Inter non e' riuscita a vendere Bisseck e Frattesi?
Lascia stare Reijnders e Bastoni che sono capace di venderli anche io.