Vendere Calhanoglu
Il turco compie oggi 31 anni nel momento più difficile della sua avventura in nerazzurro, specialmente per colpa degli infortuni
(post tratto da una puntata del podcast Gol di Mano pubblicata l’ 8/2/2025 )
Oggi Hakàn Calhanoglu compie 31 anni nel momento probabilmente peggiore da quando veste la maglia dell’Inter.
Non solo per le due ultime prestazioni negative contro Milan e Fiorentina, conseguenza di un recupero sicuramente affrettato, dall’infortunio al polpaccio, per essere disponibile nel derby, LA partita, rigorosamente in maiuscolo, che sente di più in assoluto.
Quanto piuttosto per i frequenti problemi muscolari che ne hanno inficiato continuità di rendimento , dinamismo e precisione. Il primo agli adduttori a ottobre, per poi avere una ricaduta in Nazionale a novembre, fino a quello già ricordato nella finale di Supercoppa in Arabia a gennaio. Non gravi, tuttavia capaci di seminare qua e là dubbi sulla sua efficienza fisica, soprattutto in prospettiva.
Inzaghi è riuscito a sopperire alle sue assenze affidandosi di volta in volta ad Asllani, Zielinski e allo stesso Barella nel ruolo di play davanti alla difesa, senza pagare dazio in termini di risultati ma senza trovare una alternativa all’altezza, se non un potenziale erede.
Il turco si conquistò sul campo l’eredità di Brozovic, prendendo il suo posto nella stagione del Mondiale e di fatto spingendolo verso la porta di uscita. Stavolta il mister dovrà ricevere dal mercato quell’elemento così centrale, fondamentale nel suo gioco. Come già fu nella Lazio con l’arrivo di Lucas Leiva dal Liverpool al posto del partente Biglia.
Il punto è che, per dirla sempre alla Marotta, servono tanti danè.
Ricci del Torino e Rovella della Lazio, gli italiani con più hype nel ruolo, viaggiano ad una valutazione già ora superiore ai trenta milioni, senza alcuna esperienza ad alto livello. Spostando il mirino altrove, l’ex leccese Hjulmand, ceduto nell’estate del 2023 per circa 20 milioni allo Sporting Lisbona, viene valutato il triplo. Stessa cifra che è servita a Pep Guardiola per portarsi a casa, una settimana fa dal Porto, Nico Gonzalez, prodotto della cantera del Barcellona.
A meno di puntare su un usato neppure tanto sicuro come Jorginho, in uscita dall’Arsenal, o Torreira, confinato al Galatasaray. Ma chi lo spiegherebbe ad una proprietà che nelle sue linee guida non prevede, salvo clamorose eccezioni, il ricorso a over trenta?
Quando ascolto o leggo spifferi di mercato in uscita riguardanti il turco, colpevole di guadagnare all’anno più di 12 milioni lordi, secondo solo a Lautaro, mi chiedo se il gioco valga la candela. Chi potrebbe offrire una trentina di milioni per lui, in uno scenario europeo, specialmente in Inghilterra, sempre più proiettato sugli investimenti verso i giovani? Forse il Bayern, in Germania, dove Hakàn conserva ancora molti estimatori? Perché dubito accetti di svernare in Turchia o, peggio, in Arabia. Anche se va ricordato che per meno di un milione di euro all’anno preferì spostarsi da una sponda all’altra del Naviglio.
Si considera, a torto o ragione, ancora uno dei migliori centrocampisti della Champions League, nonché un trascinatore e un grande realizzatore, dal dischetto e dalla distanza.
Quelli della mia generazione ricordano Lòthar Matthaeus e sanno che parliamo di due livelli diversi, probabilmente anche se confrontato con Cambiasso, che era più un mediano. Nel palcoscenico attuale, è però una figura particolare perché nasce come trequartista o esterno talentuoso ma discontinuo, solo in Italia è stato trovato il modo per valorizzarne al massimo il potenziale.
Non solo quello creativo e nel passaggio in verticale, anche in fase di contrasto e di protezione della difesa.
Se l’Inter di Oaktree può permettersi di perderlo per età e costi, lo stesso si può dire per l’Inter di Inzaghi? Se Simone, come credo e spero, resterà sulla panchina di un club destinato a diventare anche un contesto in cui i giovani devono essere protagonisti.
Calhanoglu, lo stesso Barella, non hanno una vera alternativa in rosa, è difficile anche immaginarla, tanto sono centrali e insostituibili in campo. Il motore gira diversamente, la manovra si fa più fluida, efficace, riconoscibile. Con Mkhitarjan formano un trio senza eguali in A e non replicabile da altri interpreti.
Rinunciare all’armeno che correva come un treno, a 36 anni compiuti, sarebbe meno doloroso. Rinunciare a entrambi significherebbe cancellare, azzerare la mediana che è il vero segreto, oltre agli inserimenti di esterni e braccetti difensivi, di questa squadra.
Ha senso prendersi questo rischio? Forse neppure in caso di stagione a zero titoli. Ci sono altri elementi sacrificabili, più sostituibili, nell’undici titolare, a partire da Pavard che già si contende il ruolo con Bisseck, o in panchina, come Frattesi, Asllani e Zielinski.
Sull’altare del ringiovanimento non è tutto da buttare.
Il rischio di fare come la Juve, orfana di personalità e leadership dopo le purghe di Giuntoli e Motta, è un monito che Marotta deve ricordare alla proprietà. Proprietà a cui arrivare facilmente tra le prime quattro in campionato e almeno agli ottavi in Champions dovrebbe interessare più di ogni altra cosa. Confermando Calhanoglu sarebbe più facile.


