Martinez o Sommer?
Anche in Champions lo spagnolo non ha fatto rimpiangere lo svizzero che però ora torna disponibile
(post tratto da una puntata del podcast Gol di Mano pubblicata il 6/3/2025 )
Nella notte di Rotterdam in cui una Inter convalescente e incerottata ha avuto facile ragione di un Feyenoord impresentabile a questi livelli, ha nuovamente brillato la difesa nerazzurra in Champions League.
Mentre nei primi 25 minuti Barella, Zielinski e compagni sbagliavano passaggi di metri e le due punte non tenevano un pallone, De Vrij guidava la resistenza del reparto, bello compatto dietro, con la novità di Acerbi e Bastoni a scambiarsi le rispettive posizioni sulla sinistra.
Dietro di loro Martinez, alla quarta consecutiva da titolare dopo sei mesi in cui si era visto solo in coppa Italia in una normale gestione tecnica del portiere di riserva. Il titolare gioca in campionato e nella manifestazione regina continentale, l’altro nelle coppette minori in Italia e fuori. Salvo qualificazione già raggiunta, ma con la nuova formula della Champions è quasi impossibile, prolungati cali di forma o infortuni. Come infatti è capitato a Sommer, finito ko in allenamento.
Lo spagnolo non ha mostrato, per certi versi sorprendentemente, alcuna incertezza o emozione nel sostituirlo, dando ragione a chi lo aveva scelto in estate pagando al Genoa i 13 milioni, più bonus, della clausola di rescissione. Investimento che aveva lasciato perplessi molti tifosi e commentatori perché la sua avventura nel Bel Paese era iniziata con molte papere in serie B con il Grifone, tanto che veniva invocata a gran voce la promozione definitiva del suo vice Semper.
Josep aveva solo bisogno di fiducia e di sistemare le lacune tecniche grazie al lavoro quotidiano con il preparatore dello staff di Gilardino, Alessio Scarpi. Ottenuta la promozione, la scorsa stagione è stata quella della sua consacrazione in serie A, tanto che molti addetti ai lavori lo ritenevano pronto per una nuova chance in un club di prima fascia, dopo che a Lipsia non era riuscito ad emergere.
Ora che lo svizzero è tornato disponibile, seppur con un tutore protettivo, cosa farà Inzaghi? E soprattutto cosa farà Marotta nei prossimi mesi se Donnarumma fosse davvero messo sul mercato a 12 mesi dalla scadenza?
Il ruolo del portiere nell’Inter è storicamente considerato fondamentale, molto più che altrove, tanto che si è assistito a interregni molto lunghi dei titolari che si sono succeduti. Difficile capirne le ragioni, la spiegazione che mi sono dato è che spesso abbiamo avuto allenatori con una chiara impronta difensiva che costringevano quindi l’estremo difensore a essere spesso chiamato in causa con interventi decisivi. D’altronde è comprensibile se un club ha avuto la fortuna di poter schierare interpreti come Ghezzi, Sarti, Bordon, Zenga, Pagliuca, Toldo, Julio Cesar e anche il tanto denigrato Handanovic. Anche chi, come Peruzzi o Frey, non è riuscito a mantenere le alte aspettative, oppure Onana, che ha ballato una sola annata prima di essere sacrificato sull’altare della benedetta plusvalenza, era comunque un portiere con doti riconosciute.
Il tifoso nerazzurro quindi si aspettava un investimento importante nel momento in cui Samir si è fatto da parte e il camerunense è volato a Manchester. La società negli anni ci ha provato perché era arrivata prima di altri su giovani di grande prospettiva come Lunin, Trubin, Vicario e Bento. Ad eccezione del brasiliano che ha preferito i soldi sauditi, stiamo parlando di chi difende le porte del Real, del Benfica, del Tottenham. Le trattative non si sono potute concretizzare per colpa delle necessità di bilancio e della mancata volontà della proprietà di anticipare i soldi da recuperare poi con le cessioni. Avere un presidente che talvolta diventava difficile anche contattare perché al numero di telefono rispondeva il centro massaggi Tuìna, non ha aiutato il lavoro della dirigenza.
Martinez è stato quindi considerato dall’opinione pubblica un ripiego, avendo già 26 anni e una carriera che era iniziata nella Masìa del Barcellona con ben altre aspettative. Paradossalmente poter lavorare per mesi dietro le quinte gli ha permesso di migliorare ulteriormente gli aspetti del suo bagaglio tecnico in cui era carente. I tuffi e le uscite basse, lui che è alto 192 centimetri, oppure le prese su cui combinava talvolta patatrac notevoli. Con i piedi se la è sempre cavata bene, come da scuola blaugrana, fin troppo bene tanto che pecca ogni tanto di eccessiva sicurezza, rischiando il passaggio, anche in verticale, quando servirebbe altro. Sommer in questo fondamentale ad oggi gli è superiore, sul resto sbilanciarsi è difficile.
Lo svizzero tra i pali è ancora esplosivo, mantiene la concentrazione per essere decisivo anche nell’unica occasione che gli capita in 90 minuti, mentre sulle uscite, anche per via della altezza, dà la sensazione di essere meno padrone dell’area rispetto allo spagnolo.
Inzaghi ha risposto evasivamente a chi gli chiedeva chi sarà il titolare nelle prossime partite, significa quindi che il dubbio esiste. Fino allo sosta o comunque fino a quando non potrà togliere il tutore, non credo assisteremo al ritorno della vecchia gerarchia. Poi probabilmente il fattore esperienza, la maggiore conoscenza dei compagni e degli schemi di inizio azione, peserà a favore di Sommer nella testa del mister e del suo staff.
Possiamo però chiederci se Martinez sarà davvero il suo erede.
La firma del contratto fino al 2029 e le dichiarazioni non parse di facciata di Inzaghi e dirigenza farebbero propendere per il sì. In uno scenario di contenimento di costi poi, il suo ingaggio da 1,5 milioni di euro è pienamente nei parametri. Conoscendo già l’ambiente Inter ed avendo dimostrato di poterci stare in serie A da protagonista, il destino parrebbe già scritto.
E le voci su Donnarumma quindi da dove nascono fuori?
Il portiere della Nazionale è in scadenza tra un anno con il Parìs e gli è stato già comunicato che le cifre del suo eventuale rinnovo saranno molto diverse da quelle attuali, in virtù della nuova politica salariale dei parigini. Le polemiche che periodicamente lo coinvolgono sugli errori, a volte clamorosi, che hanno danneggiato la squadra specie in Champions, le ultime ieri, lo collocano naturalmente sul mercato.
E l’Inter, che già era vicina ad acquistarlo da ragazzino, sembra l’unica destinazione in Italia a potergli garantire il palcoscenico europeo della Champions da protagonista. E di tornare a lavorare con Gianluca Spinelli, il preparatore dei portieri, molto amato da Gigio e con cui ha lavorato all’inizio della sua esperienza francese.
Certo, vederlo sfidare nel derby il suo passato sarebbe intrigante e aggiungerebbe ulteriore pepe alla sfida. Lui, ex simbolo milanista e tifoso rossonero, a difendere la porta nerazzurra. Ma, anche volendo aspettare un anno e acquistarlo eventualmente a zero, il gioco probabilmente non vale la candela.
Gigio, alternandole a parate prodigiose, mostra ancora le vecchie lacune: l’incertezza nei tempi di uscita, il gioco con i piedi, la scarsa reattività quando si tratta di tuffarsi in basso. Il gol che ha preso ieri contro il Liverpool nel diagonale rasoterra ad esempio, Martinez contro Isaksen in coppa Italia è riuscito a deviarlo fuori. Il rapporto rendimento costo è a mio parere sbilanciato, in negativo.
Oggi Sommer, domani lo spagnolo. Specialmente se l’Inter sarà ancora di Inzaghi. In una Inter che attacca, gestisce il pallone e tiene gli avversari spesso lontano dalla porta, il ruolo del portiere è meno determinante rispetto a gran parte della storia nerazzurra.


