Lo status di Bastoni
Per Cassano è un giocatore normalissimo, per molti altri un interprete di caratura mondiale. Quale è lo status di Bastoni?
(post tratto da una puntata del podcast Gol di Mano pubblicata il 18/4/2025 )
La Gazzetta dello Sport apre oggi in prima pagina con una bella intervista di Alessandro Bastoni, rilasciata il giorno dopo l’impresa contro il Bayern Monaco in cui è stato assoluto protagonista.
Siamo abituati a giudicarlo per la sua abilità in impostazione, per le verticalizzazioni, per le sue avanzate palla al piede e per le sovrapposizioni sulla fascia, affiancando Dimarco. Non sono mancate neppure stavolta, tanto che Urbig la parata più difficile l’ha compiuta proprio su di lui. Ma nella mente di ognuno resta il decisivo muro su Olise ad inizio partita, un salvataggio su una palla malamente persa che poteva indirizzare la partita su altri binari. Eh già, perché Gerry, come lo ha soprannominato l’esterno milanese, è soprattutto un difensore. Nell’interpretazione moderna del ruolo, che consiste nell’avere una spiccata capacità in costruzione, ma difensore.
Già all’andata, in una serata di sofferenza e resistenza, le sue chiusure erano state provvidenziali, tanto che la critica, abbastanza unanime in questo senso, lo considera non solo il miglior difensore italiano, probabilmente assieme ad Acerbi e davanti a Calafiori e Buongiorno, ma anche un interprete di dimensione, caratura mondiale.
Con qualche sguaiata eccezione.
Antonio Cassano da anni conduce una delle sue tante solitarie battaglie contro Bastoni e Barella, ritenendoli calciatori normali, eccessivamente pompati dalla stampa italiana. Il centrocampista secondo lui è meno decisivo di Frattesi, visto che segna poco, e non ha la personalità, la visione e la qualità ad esempio di un “fenomeno” come Lobotka del Napoli. Alessandro invece non è bravo a stare sull’uomo, non è cattivo e non sa usare il fisico come un Materazzi, è favorito dallo schieramento a cinque di Inzaghi e dal blocco basso che gli impedisce di fare figuracce a 40-50 metri dalla porta dove il non saper marcare si nota di più.
Cassano non ha mezze misure, ha una visione assolutista del calcio e dei calciatori, ama le iperboli, anche se dubito conosca il significato di questo termine. Però non è l’unico a pensarla così su Ale. Nel podcast La tripletta, sempre edito da Gazzetta, il giornalista Marco Guidi gli ha riconosciuto sostanzialmente quei limiti citati dal genio di Bari Vecchia.
Chi ha ragione? Quale è lo status di Bastoni?
Nell’intervista pubblicata oggi ha affrontato direttamente la questione.
In Italia chi lo critica sarebbe invidioso e all’estero quelli che sono definiti mostri in marcatura commettono più errori di lui. E’ un discorso che poteva essere giusto due, tre anni fa, ma dopo un costante lavoro con l’aiuto dei video e soprattutto mentale, per migliorare la concentrazione nei 90 minuti, non sente che gli appartenga più quella definizione di non essere un difensore, un marcatore puro.
La risposta è talmente netta, quasi piccata, da far pensare che le critiche tocchino un suo nervo scoperto.
Ho già affrontato il tema nella puntata del podcast dedicata a Francesco Acerbi. Io sono cresciuto ammirando la scuola italiana e non dei difensori forti in marcatura, attenti, aggressivi, dominanti di testa e capaci di usare il corpo in ogni modo, anche e soprattutto scorrettamente, per impedire al centravanti di girarsi o tirare verso la porta. Tanto per capirci il Riccardo Ferri o il Walter Samuel della situazione. Accanto a loro c’era un libero, posizionato spesso qualche metro più indietro, a cui era demandata la guida del reparto e l’inizio dell’azione. Senza risalire al mitico Picchi, penso a Mandorlini e, nei tempi moderni, con qualche differenza, a Lucio.
Ecco, Bastoni è qualcosa di diverso e probabilmente per questo motivo è difficilmente giudicabile in senso assoluto. Pur se decisamente migliorato, non è quel tipo di marcatore aggressivo, bravo nel corpo a corpo, implacabile sull’uomo, dotato di senso dell’anticipo. E’ bravo di testa, ha un ottimo senso della posizione, sa leggere benissimo le diagonali e non si fa puntare e saltare facilmente.
Però non è il classico centrale, neppure di una difesa a tre, perché gli mancano i soliti riferimenti fissi, è in difficoltà nel guidare il reparto e capire quando stringere o allargarsi specialmente nei traversoni dalle fasce. In Nazionale con Spalletti, che sta impazzendo per trovare un modo di schierare sia lui che Calafiori, lo si è visto chiaramente nelle ultime uscite.
Possiamo dire che sia un campione, un grande specialista del centro sinistra in un modulo particolare. Ma in questo sistema sarebbe il migliore a svolgere quei compiti anche a 40 metri da Sommer, come già succede abitualmente quando l’Inter deve fare la partita contro avversari che si difendono dietro la linea di centrocampo.
La domanda da farsi è questa: se giocasse nel Bayern che abbiamo visto in questa duplice sfida dei quarti di Champions o nel Barcellona che presto ci verrà a trovare, farebbe meglio o peggio di Kim, Dier, Cubarsì e Araujo?
Quel che accomuna queste squadre che praticano un calcio offensivo, e quindi per tenere corta la squadra i difensori devono accorciare verso il centrocampo, è la richiesta ai centrali di essere pronti a sfide uno contro uno lontani dall’area di rigore. Senza spesso poter contare sulla protezione dei mediani e sul sostegno degli esterni.
Il sudcoreano dei bavaresi, al netto dei problemi tendinei, è irriconoscibile rispetto al suo periodo napoletano con Spalletti. Ed il motivo è proprio questa maggiore propensione al rischio che gli viene chiesta in un sistema più, passatemi il termine, europeo.
Bastoni non gli è inferiore, ma probabilmente soffrirebbe allo stesso modo.
Il segreto sta sempre nella ricerca del maggior equilibrio possibile nelle varie fasi di gioco e soprattutto nella capacità di comporre una coppia di difensori complementari nelle caratteristiche. In una linea a 4 al fianco di Ale servirebbe un leader, un interprete forte nell’anticipo, che sa usare il fisico, con una buona capacità di correre all’indietro.
Composta la coppia, giocherebbe con Guardiola come con Slot, con Flick come con Kompany.
Per rispondere a Cassano, Bastoni non è un Piquè o un Van Dijk, ma non sfigurerebbe se gli fosse schierato a fianco, avendo tra l’altro ancora margini di miglioramento e maturazione. Ce lo teniamo stretto, così come Barella.
Messo nelle giuste condizioni, in modo tale da esaltarne soprattutto i pregi, fa la differenza, come ogni campione.


