Gasperini a Roma
L'ex allenatore dell'Atalanta dovrà imparare a relazionarsi con gli umori e le pressioni della piazza perchè la protezione di Ranieri non potrà durare a lungo
(post tratto da una puntata del podcast Gol di Mano pubblicata il 17/6/2025 )
Quanto durerà Gian Piero Gasperini a Roma?
Non nella Roma perché il papa Ranieri, diventato tale dopo la grande rimonta in classifica e il dietrofront sulla Nazionale, ci ha detto nella conferenza stampa di presentazione del nuovo mister che il progetto è triennale e nel primo anno gli verrà chiesta conoscenza e pazienza, anche a causa delle restrizioni dovute al fair play finanziario.
Un tecnico che presenta un altro tecnico non credo si sia mai visto, ma fa parte delle contraddizioni, dei misteri e dei silenzi della proprietà americana dei Friedkin che, dopo aver perso mesi fa l’amministratore delegato, mai davvero sostituito, ieri ha chiuso l’esperienza lavorativa con il controverso e non rimpianto direttore sportivo Ghisolfì, senza averne uno nuovo in mano.
Una situazione societaria poco chiara, una proprietà con un orizzonte temporale incerto e probabilmente legato al nuovo stadio, una squadra che spesso ha avuto un monte ingaggi da zona Champions ma ci è andata vicino solo con la finale di Europa League persa da Mourinho e in quest’ultima stagione finendo quinta ad un solo punto dalla Juventus.
Non sembra lo scenario migliore affinchè il mago di Grugliasco, persona dichiaratamente schietta, poco diplomatica, testarda e inquieta, possa costruire il suo laboratorio fisico e calcistico. A Bergamo ha litigato con tutti, da Sartori a D’Amico fino al neo proprietario Pagliuca, ma poteva contare sulla mediazione dei Percassi che riuscivano a riportare le sue incazzature nella giusta dimensione. A Roma questo compito toccherà probabilmente a Ranieri e non è detto ne sia capace, essendo a sua volta un debuttante nel ruolo dirigenziale.
Anche perché la piazza ribolle di passione, aspettative, pressione, tensioni, litigi come forse nessuna in Italia. Se a Bergamo la tifoseria non è esigente e si è accontentata per anni della salvezza e di un gioco diventato con il tempo sempre più divertente, fino a quando le prestazioni sono andate di pari passo con le ambizioni, nella Capitale si parte sempre dai risultati e il cappello protettivo di sòr Claudio non potrà proteggerlo a lungo.
Quanto ci metterà Gàsp a mandare in soffitta la versione zen e conciliante che abbiamo visto oggi a Trigoria?
Molto dipenderà dal mercato. Innanzitutto da chi lo guiderà perché ad oggi si parla di grandi ex come Massara, favorito, o Pradè che sono abituati, soprattutto il secondo, a individuare nomi e profili su cui puntare con una buona dose di autonomia.
Gasperini ha sempre preferito lanciare i giovani del settore giovanile e investire in Italia rispetto a chi proveniva da Europa e Sudamerica, salvo poi ricredersi e con il suo metodo di lavoro, specialmente a livello fisico, trasformarli in cyborg travolgenti e resistenti. Anche chi, come Lookman, Retegui o De Ketelaere, sembrava impossibile per indole e caratteristiche che sarebbero diventati trascinatori e goleador.
Servirà una mediazione, come dicevamo prima, e proteggere dalle sirene provenienti da altri club, quegli elementi che possono costituire lo zoccolo duro che è stato il vero segreto della sua Atalanta. Individuare i nuovi Toloi, Dijmsiti, De Roon, Freuler, Zappacosta, possibilmente di qualità superiore, che abbiano il desiderio di diventare senatori a Roma e suoi pretoriani in particolare.
Mancini, Ndika, Konè, Cristante, El Sharaawy si candidano al ruolo, ma mancano con tutta evidenza alcuni profili, sulle fasce e nel tridente d’attacco, che sono fondamentali per il suo calcio. Con le incognite di Soulè, Pellegrini e soprattutto Dybala e Dovbyk sullo sfondo come potenziali casi da risolvere per non partire con nodi difficili poi da sciogliere durante l’anno.
Ancora più del mercato conterà però l’atteggiamento di Gasperini verso la tifoseria, che non lo ha mai amato e anzi l’ha spesso fischiato come avversario, e verso la città. Chi gli suggerisce di preferire un profilo basso e di adattarsi all’umore e al sentimento popolare non lo conosce abbastanza, dovrebbe snaturarsi e potrebbe farlo per qualche settimana o mese.
A Roma funzionano due tipologie di allenatori: il condottiero alla Mourinho che blandisce il suo popolo con proclami, invettive e battute urticanti oppure chi rappresenta la romanità, il tifo, la passione, la genuinità come sono stati Ranieri e lo stesso De Rossi. Eccezioni alla Capello sono state rare e sicuramente il Gasp non ne fa parte. E’ personaggio che si sporca le mani e non disdegna la polemica, ad esempio contro gli arbitri, ma gli si chiede di essere quel riferimento, quella guida positiva e trascinante che, vista l’assenza della proprietà, è indispensabile. Gasperini è più ombroso, solitario e introverso, da buon piemontese e dopo anni trascorsi a Genova e Bergamo. Dovrà evolvere, fare un passo in avanti anche lui.
Santa e dissoluta Roma ama e non perdona, Roma ti divora come un barracuda, come recita una famosa canzone contenuta in Suburra. O la governi e al contempo sai adeguarti oppure ti sbrana. Gasperini lo impari al più presto.


